| “Esperienze professionali”
John
More: Ciao Jacopo, sei un giovane studente delle superiori
e già lavori da parecchio tempo come doppiatore professionista
(anche in lingua inglese) e sei sempre più richiesto
da molti produttori. Iniziamo parlando dello spot pubblicitario
dell’Acqua Uliveto dove tu presti la ormai famosa voce dell’uccellino
di Alessandro Del Piero…
Jacopo
Sarno: Mi sono divertito a dare la voce all’uccellino, è molto
diversa dalla mia e mi viene da ridere ogni volta che la risento…
Ho cercato di seguire le indicazioni del regista, tutto qui.
J.M.: Molti programmi televisivi parlano e scherzano dell’uccellino,
cosa provi in quei momenti?
J.S.:
E’ una cosa buffa che non mi aspettavo, spero che scherzino
sull’idea
e non su di me! Io sono solo un esecutore e comunque
se ci scherzano vuol dire che la pubblicità ha avuto
il suo effetto, o no?
J.M.: So che tu hai molta stima per Alessandro Del Piero,
suppongo che questo “famoso uccellino” sia diventato parte
della tua vita e anche di quella di Alessandro…
J.S.:
A scuola mi imitano e con gli amici spesso ci scherziamo
sopra
un po’.
Io trovo Del Piero bravissimo, mi spiace di non
averlo mai conosciuto di persona perché, dovendo io
andare a scuola, abbiamo registrato in due momenti diversi...
Penso che adesso Del Piero sia in gran forma e spero di conoscerlo
in futuro.
J.M.: Tu sei anche la voce di “Harry Potter” nei videogames
Harry Potter 1 e 2…
J.S.:
A proposito di personaggi fantastici, ho prestato la voce
anche
nei giochi
di Star Wars per il personaggio di Anakin
Skywalker… che emozione, io non sapevo di essere stato convocato
a Londra per quello, e solo dopo un po’, sentendo la voce in
inglese in cuffia, mi sono venute le lacrime agli occhi per
l’emozione di dare la voce al mio eroe preferito nei giochi
per gli altri bambini. Anche per quanto riguarda Harry Potter
(E.A. Games) è stata una bella esperienza, mi sono divertito,
specialmente nel fare gli “effetti-dolore/caduta” e ho imparato
molto.
J.M.: Come e quando hai iniziato a lavorare come attore?
J.S.:
Ho iniziato da piccolo, per gioco, con una pubblicità di
Lorenzo Marini in cui dovevo cercare dei biscotti e la scatola
conteneva un palloncino, che io abbracciavo e scoppiava, un
po’ come una candid camera… Comunque mia mamma mi portava sempre
in teatro (quando ero piccolissimo lei recitava ancora nel
teatro per ragazzi) e mi faceva stare dietro le quinte, così per
me quello del teatro e della recitazione era e resta un mondo
fantastico. Interpretare un personaggio è stato il mio
gioco preferito, anche a casa, e negli anni ho raccolto bauli
di costumi e travestimenti.
J.M.: Dal 1995 al 1997 hai interpretato il ruolo di Paolino
per circa 40 puntate nella serie televisiva “Io e la Mamma”
su Canale 5 con Gerry Scotti e Delia Scala. Cosa hai imparato
da quell’esperienza?
J.S.:
E’ stato un periodo davvero divertente in cui ho imparato
tantissimo
di recitazione. Delia Scala è stata la prima
a parlarmi di musical… era una persona molto rigorosa e decisa,
con se stessa e con gli altri, ma, specialmente con me, era
dolcissima e perdeva tutto il suo rigore; spesso nelle giornate
libere andavamo io e lei a mangiare cotoletta e patatine da
Coin. Enzo Garinei mi ha insegnato tante cose e da lui ho imparato
molto: ricordo che con me scherzava sempre, facendomi credere
di aver fatto a qualcuno dispetti da bambino e trovando sempre
il modo di farmi ridere a crepapelle, in qualunque situazione
(a volte guadagnandosi la sgridata di Delia, cosa che lo rendeva
ai miei occhi ancora più esilarante). Gerry Scotti è una
persona magnifica, quella con il più grande animo che
abbia conosciuto nel mondo della tv... non si dà mai
arie, è sempre gentile con tutti, non fa mai la prima
donna, eppure potrebbe averne di ragioni per vantarsi…
J.M.:
Come è nata
la collaborazione con Luca Laurenti nella serie televisiva
“Don Luca”?
J.S.:
Ho fatto il provino e sono stato fortunato! Delia, del resto,
non voleva
più fare “Io e la mamma” e io volevo
tanto recitare in un'altra sit… sai, con quel modo di girare
si impara anche a fare teatro, la scena della sit-com è registrata
“di fila” e l’attore si trova in condizioni molto simili a
quelle del teatro…
Recitare con Marisa Merlini e Paolo Ferrari è stato
indimenticabile, una grande, fantastica lezione di teatro:
ho ricevuto (e dato) tanto affetto e tutta la troupe della
ARAN, la produzione: è stato il massimo della simpatia
e del gioco.
J.M.: Ti faceva ridere Paolo Villaggio durante le riprese
del film “Fantozzi 2000”?
J.S.: Quando abbiamo rincorso l’elefantessa Canaudi, “fuggita
dallo zoo”, è stato simpaticissimo, ma forse in quel
periodo doveva essere un po’ triste, perché parlava
poco… ricordo che, però, con noi bambini è stato
molto gentile e affettuoso…
J.M.: A gennaio hai interpretato il ruolo di Matteo nella serie
televisiva “Il Mammo” con Enzo Iachetti. Come ti sei trovato
a lavorare con lui?
J.S.:
Enzo è uno
proprio bravo, si sta bene in sua compagnia, ma ho girato
solo una puntata, peccato!
J.M.:
Ultimamente hai fatto uno spettacolo teatrale come attore
con la regia
di Nicoletta Ramorino (Direttrice del Centro Teatro
Attivo – CTA). Qual è la cosa che ti ha colpito di più lavorando
con lei?
J.S.:
Nicoletta è “Il Teatro”. Ha la capacità di
far sembrare tutto semplice, naturale, senza troppe complicazioni,
recitare con lei è mettersi al servizio della scena,
senza farsi tante domande e poi… lei stessa è rimasta
ancora un po’ bambina, per questo è sempre così brava.
J.M.: Hai proprio deciso di continuare questa tua avventura
anche in futuro?
J.S.:
Sto lavorando sodo per diventare in futuro un BRAVO attore
e
cantante,
non è la fama il mio obbiettivo.
Penso che un artista completo non abbia bisogno della fama
e il bello è che non si finisce mai di imparare, nel
momento in cui ci si sente “arrivati” si perde tutto il potenziale
e l’abilità, perché si deve sempre cercare di
educare e perfezionare il talento, attraverso lo studio e la
volontà ferrea.
Doppiaggi e speakeraggi pubblicitari non rubano tanto tempo
allo studio, si svolgono solo qualche pomeriggio al mese e
al massimo durano una mezz’oretta… e poi, dare la voce ad una
cosa a cui non si ha partecipato è una bella sfida…
ogni tanto mi sembra di aver fatto un passo avanti, di aver
guadagnato una tonalità o un’ intenzione nuova e questo
mi dà una gran soddisfazione.
J.M.: Da dove proviene l’entusiasmo che metti nei tuoi lavori?
J.S.:
Dall’amore! Mi piace vivere, da matti; da piccolo mi definivo
un gran
“godi vita”. Sono così anche a scuola:
se un argomento mi piace, passo le giornate a cercare di approfondirlo
al meglio, mi piace tanto leggere e scrivere, faccio parte
della redazione del giornalino della scuola e del gruppo teatrale
e musicale del liceo; in questo periodo mi è venuta
persino l’idea di comporre un musical su Ivan IV (il terribile),
che sto completando, anche se devo ammettere che è una
vera e propria impresa. Qualche giorno fa mi è venuta
voglia di leggere l’Inferno di Dante, anche se non fa parte
del programma scolastico di quest’anno: mi piace davvero tanto.
Faccio tutto con la stessa gioia, sono nato così… pare…
J.M.: In quale stato emotivo ti trovi mentre esegui una performance?
J.S.: Sereno, ma con la pelle d’oca ed un po’ di batticuore…
ma di quelli belli, non come durante le interrogazioni di matematica…
J.M.:
Qual è il
prossimo ruolo che ti piacerebbe interpretare?
J.S.:
Un ragazzo mio coetaneo: sarebbe bello scavare un po’ in
questa
mia
età, in cui sei troppo piccolo per la
barba e la fidanzata seria e troppo grande per giocare con
la maschera di Zorro (anche se è ancora bello…)
J.M.:
Quest’anno hai partecipato come il più giovane
cantautore del Festival musicale di Castrocaro e sei arrivato
alle semifinali. Parlami di questa esperienza che tu hai definito
entusiasmante.
J.S.:
Sono stato benissimo. Avevo una mia canzone (composta, scritta,
arrangiata
e suonata da me) e volevo essere il più giovane
cantautore a calcare quel palco. Ero in vacanza… non avevo
che da guadagnarci, non volevo vincere il festival, ma essere
lì, a cantare la mia canzone.
J.M.:
Sono a conoscenza che a Castrocaro hai ricevuto moltissimi
complimenti
da produttori,
discografici, cantanti più grandi
di te…
J.S.:
Tutti mi trattavano a complimenti sulla voce… ma per forza,
ero
il più piccolo, e non potevo competere con
molti degli altri partecipanti, artisti di grande abilità e
talento... ma ho trovato dei grandi amici. Era la prima volta
che partecipavo ad una competizione e mi ha stupito il fatto
che tra noi non c’era proprio competizione, anzi, facevamo
il tifo l’uno per l’altro.
J.M.: Cosa stai preparando in questo periodo?
J.S.:
Con il gruppo del musical diretto da Emiliana Perina, la
mia
insegnante
di canto, stiamo preparando il “Sogno di
una notte di mezza estate” di Shakespeare, con le musiche riadattate
da altri musical… un lavoro simile a quello con cui è stato
creato “Moulin Rouge”.
J.M.: E dopo di questo…
J.S.:
Mah... chi può dirlo...
“Formazione professionale”
John
More: Tua mamma è un avvocato ed ex attrice: lei è una
persona molto impegnata, mi ha detto che alcune volte tu sei
molto più impegnato di lei e quindi si preoccupa per
i troppi impegni che hai. So che tu studi molto, come gestisci
la scuola ordinaria con i tuoi studi artistici?
Jacopo
Sarno: In realtà mia mamma non è affatto
meno impegnata di me, anzi, è lei che, lavorando, è sempre
presa da udienze o altre “avvocaterie” (come io chiamo i suoi
impegni di lavoro). Spesso, però, manda a monte intere
giornate per accompagnarmi in giro per le sale di doppiaggio,
scuole e lezioni varie. Per me l’arte non è né un
impegno né un lavoro: dedico le mie giornate alla scuola
e allo studio, come un appassionato di calcio esce per giocare
una partita con gli amici, io dedico il mio tempo libero a
ciò che più mi piace… Con gli amici, infatti,
scrivo qualche piccola sceneggiatura, o realizzo un video clip
musicale (il mio migliore amico è un mago con il computer),
o vado a suonare con la mia piccola band Hard Rock, con cui
compongo canzoni, canto, e, principalmente, mi diverto nei
modi più adolescenziali…
J.M.:
Dopo le nostre lunghe chiacchierate, mi rendo conto di essere
di fronte
a un ragazzo molto maturo ed intelligente
per la tua età, ma pensi seriamente di continuare ad
avere questo entusiasmo che mi hai mostrato per lo studio?
E magari di avere una lunga carriera artistica?
J.S.:
La passione non morirà, ne sono certo… è la
mia vita! Per la carriera… speriamo… ripeto, voglio diventare
BRAVO, non necessariamente famoso.
J.M.: Quando hai scoperto la passione per lo studio del canto
e della musica?
J.S.: Ho questa passione da quando la mia baby sitter suonava
il violino accanto alla mia culla, dalla mia prima scuola di
musica e pianoforte, dal coro Gospel che faceva concerti di
beneficenza, dai Beatles e dai Guns n’ Roses, dal musical,
da sempre…
J.M.:
Qual è la tua più grande
passione fra canto, teatro, musical, cinema e tv?
J.S.:
Perché scegliere?
Fa tutto parte del percorso e delle passioni di un artista…
J.M.:
Emiliana Perina ha debuttato come cantante di musica leggera
al Festival
di Sanremo nel 1970 ed ha inciso diversi
dischi. Ho un suo CD musicale e quando sento le sue canzoni
mi fa emozionare e venire la pelle d’oca (l’ho detto anche
a lei). Da circa 4 anni Emiliana Perina è la tua insegnante
di canto, raccontami qualcosa su di lei.
J.S.:
E’ fantastica, semplicemente sensazionale, come artista e
come
insegnante.
Quando, intorno ai dodici anni, la mia voce
ha cominciato a cambiare… doppiatori e coro (soprattutto il
sottoscritto) hanno cominciato a dubitare seriamente di me
(sentivo frasi del tipo “Ormai la voce si è abbassata
e non potrai più cantare da solista”, “Come fai a doppiare?
Non controlli più le corde vocali, sembra che ti sia
venuta l’orchite”), lei è stata l’unica a credere nelle
mie capacità. Ha valorizzato il mio timbro vocale e
mi ha insegnato ad amare il musical come nessun altro avrebbe
potuto. E’ riuscita a fondere le mie più grandi passioni,
quali musica e recitazione, portandomi ad amare un genere che
più si avvicina alla mia idea di arte pura, dove tutto è possibile,
dove la poesia si fonde con danza, canto e immagine… dove il
sogno incontra la veglia in un semplice cenno, che suona come
musica, vibra come emozione, vola come luce, vive come l’anima.
J.M.:
Quanto è importante
allenare la voce per un cantante?
J.S.:
E’ senza dubbio importantissimo, ma non porta via tanto tempo:
se hai la
passione nel sangue, non ti serve un pianoforte
per fare pratica. Io canto sotto la doccia, per strada, in
bicicletta e prima di cantare scaldo la voce… tutto questo
tenendo presente tecnica e modo corretto di cantare e il gioco è fatto.
J.M.: Studi pianoforte da quando eri un bambino piccolissimo,
suoni anche altri strumenti musicali…
J.S.: Suono la chitarra elettrica e ho preso qualche lezione
di sax… Ma spesso passo da legati estremamente dolci ad ululati
che ricordano una gallina con la bronchite. Volendo, suono
anche il basso.
J.M.:
Tempo fa mi avevi chiesto che volevi andare all’estero per
migliorare
sempre di più i tuoi studi in lingua
inglese, quanto pensi possa essere utile conoscere la lingua
inglese per un giovane artista come te?
J.S.:
Penso che sia importantissimo perché la maggior
parte dell’arte a livello mondiale è in lingua Inglese…
ricordo che, all’età di circa 6 anni, avevo buttato
via la possibilità di girare un film con Matt Dillon
per la Paramount a causa del mio pessimo inglese e che Sheila
Rubin mi aveva tanto raccomandato di studiarlo con impegno,
cosa che ho fatto e che sto facendo.
“Privatamente”
John More: E’ importante avere una mamma come la tua che ti
segue da vicino anche nella vita professionale?
Jacopo
Sarno: Mia mamma è quanto di meglio potesse
capitare ad un aspirante artista. Devo tutto a lei, perché mi
ha donato la sua passione e mi ha aiutato nel farla crescere
in me, con tanto affetto e tanto amore, ma soprattutto tanto
rispetto per quello che io realmente voglio fare ed essere.
Devo tanto anche a mio padre, che, anche se si può definire
un “purista della legalità”, mi ha insegnato a fantasticare,
a giocare e a scherzare su ogni cosa.
J.M.: Come si svolge la tua giornata tipo?
J.S.:
Mi sveglio, impreco per aver dimenticato la finestra aperta
per tutta
la notte, faccio colazione, vado a scuola,
torno a casa a mangiare, studio, alcuni giorni alla settimana
vado al Centro Teatro Attivo (CTA) a studiare recitazione (o
da Emiliana a studiare canto, o a suonare con gli amici, o
a qualche doppiaggio, o a qualche riunione studentesca riguardante
collettivi vari o redazione del giornalino), mi metto al pianoforte
o alla chitarra e strimpello finché non mi viene fame,
mangio, leggo, e infine mi dedico alla sana attività del
“poltrire”.
J.M.: Che rapporto hai con gli animali?
J.S.: Adoro il mio cane, non mi fido molto dei gatti e mi
stanno simpatici i roditori.
J.M.: Quali sono i tuoi registi preferiti?
J.S.: Posso dirti qualche regista che mi piace particolarmente:
Tarantino, Kubrick, Coppola, Rubini, Woody Allen, Almodovar,
Soldini, Muccino… etc… e per il teatro Trevor Nunn, per musical
come “The Woman in White” di Andrew Lloyd Webber…
J.M.: Che tipo di musica ti piace ascoltare?
J.S.: Dal Jazz, alla classica, al musical, al Metal… L’Hard
Rock mi “accende” particolarmente. Il mio gruppo suona Glam
(Hard Rock allegro e scherzoso)
J.M.: Il tuo sogno nel cassetto?
J.S.: Se te lo dico non si avvera…
J.M.: Sei superstizioso?
J.S.:
Non sono superstizioso, ma perché rischiare?
J.M.: Allora, in bocca al lupo.
J.S.: Crepi il lupo!
Intervista Esclusiva di John More
www.JMIAS.com
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