Victor Godot:
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PIERLUIGI BRUNO
Attore
 

Intervista esclusiva di John More all'attore Pierluigi Bruno

Exclusive Interview!
Interview with the actor Pierluigi Bruno and the reviews of the Hollywood film "Force of One" directed by Rodion Nahapetov and "Bayazet" directed by Nikolay Stambura & Andrei Chernikh


Esperienze professionali in U.S.A., Italia e Russia

John More: Vorrei cominciare chiedendoti della tua filmografia.

Pierluigi Bruno: La mia filmografia principale include i progetti internazionali “Force of One” e “Bayazet”, rispettivamente girati in U.S.A./Europa e Europa/Medio Oriente; la serie TV russa “Kobra: Antiterror” ed il film “The Christmas Miracle”.
Inoltre vari ruoli principali e di supporto in film indipendenti russi, italiani e statunitensi e serie pilota TV sono elencati nella mia filmografia completa.

J.M.: Cosa ti ha attratto nella trama dei due film “Force of one” e “Bayazet”?

P.B.: Quello che sicuramente mi ha attratto di più nel thriller d’azione criminale “Force of One” era di potermi misurare con un cast hollywoodiano di alto livello che includeva star come Eric Roberts, Gary Busey, Sean Young, Lane Davies e attori popolari in tutto il mondo come Karen Black, Joe Estevez e molti altri. Pertanto, la possibilità di imparare grandi trucchi utili a migliorare la qualità del mio stile recitativo. Nel romantico/bellico “Bayazet” ciò che mi ha davvero attratto è stata l’incredibile verità storica basata sui fatti reali accaduti durante la guerra tra i Russi e l’esercito turco, e tutti gli aspetti di quella guerra; una verità miserevole. Sono stato inoltre fiero ed orgoglioso per aver interpretato il personaggio di Samvel Petrosov. Le ambientazioni in esterni in Siria sono state un altro grosso punto a favore. Mi piace ricordare che “Bayazet” è basato sul romanzo di Valentin Pikul.

J.M.: Come sono state queste esperienze?

P.B.: “Uniche” è l’unico termine che mi viene in mente, emotivamente, al momento.

J.M.: Rodion Nahapetov è stato il regista di “Force of one”, Nikolay Stambura e Andrei Chernikh erano i registi di “Bayazet”; ti sei divertito a lavorare con loro?

P.B.: Certo, mi sono divertito molto con ognuno di loro, anche se hanno tutti attitudini diverse. Naturalmente durante le riprese non c’erano molti momenti buoni per ridere liberamente, ma un comune senso dell’umorismo è stata l’inattesa e bellissima sorpresa che ho trovato in loro una volta concluse le riprese. Per me, la riservatezza di Rodion, unita all’istinto di Nikolay e alla parlantina di Andrei sono la migliore miscela con cui un attore può trovarsi a lavorare!

J.M.: Come ti sei trovato con il resto del cast?

P.B.: Direi in modo eccellente, praticamente con tutti, compresi operai e impiegati dei cast di entrambi i film. Lane Davies ed io, ad esempio, ci teniamo ancora in contatto di tanto in tanto, e ci ricordiamo della nostra comune passione per il cibo italiano che veniva fuori durante le pause tra le riprese. Sono stato benissimo anche con l’intera compagnia “Bayazet”, specialmente durante i giorni di non lavoro quando tutti ci divertivamo bevendo, mangiando, giocando e nuotando nella piscina dell’hotel e cose del genere, con temperature sui 130 gradi (Fahrenheit)! Meraviglioso.

J.M.: C’è stato qualcuno che ti ha sorpreso?

P.B.: Ti racconto: estate 2000. Giornata di riprese sulla spiaggia. Sto guardando gli occhiali da sole di un negozietto in Venice Beach quando improvvisamente una donna piacente, con un uomo molto serio al suo fianco, mi chiede: “Avremmo bisogno di uno come te per la nostra scena di oggi, ti piacerebbe aiutarci?”. Io rispondo: “Wow, grazie! Ma non mi interessa fare la comparsa”, e l’uomo dice: “Abbiamo quasi finito, ma mi puoi mandare il tuo curriculum. Questo è il mio biglietto da visita”. Do un’occhiata al biglietto mentre vanno via e scopro che quell’uomo era Rodion Nahapetov!

J.M.: In entrambi i film hai recitato due personaggi principali, Milan Drazhich in “Force of one” e Samvel Petrosov in “Bayazet”; parlami di questi ruoli.

P.B.: Milovan Drazhic e Samvel Petrosov per me non erano solamente personaggi, ma parti di me stesso. Ogni attore ha il proprio metodo di affrontare il lavoro e naturalmente io ho il mio, ho le mie regole. Quando leggo un copione controllo sempre che i ruoli che devo recitare abbiano le condizioni per essere interpretati da me, le giuste caratteristiche, i sentimenti, la chimica che permette al mio talento di fare la differenza, e così è anche con questi due personaggi. Milovan Drazhic è l’archetipo della spia criminale. Silenzioso, strategico, inesistente, eppure molto pericoloso. L’uomo che non vorresti mai incontrare. Al contrario, l’armeno Samvel Petrosov è quello di cui ti puoi fidare, quello da cui chiunque si farebbe salvare! Quello che di fatto libera l’intera comunità armena e l’esercito russo rischiando la propria vita con grande coraggio, forza fisica e amore magico. Un eroe di guerra da fiaba. Il mio miglior ruolo di sempre!

J.M.: Qual è stata la tua ricerca per affrontare le parti? Come ti sei preparato?

P.B.: Per Milovan Drazhic facilmente, avendo interpretato questo tipo di personaggio diverse volte in passato, a partire dai film studenteschi! È il tipo di ruolo a cui lavoro di più, e produttori, registi e direttori di casting lo sanno molto bene. È il mio cavallo di battaglia. Per quanto riguarda Samvel Petrosov, dopo aver letto il copione mi sono subito entusiasmato, e chiesi alla produzione il romanzo di Pikul così da farmi un’idea dettagliata di ogni singolo aspetto della storia e del mio personaggio. In aggiunta ho fatto ricerche su film storici come “Ben Hur” che ho guardato per una settimana prima del nostro viaggio in Siria per avere la specifica sensazione delle difficoltà umane anche se si tratta comunque di una tematica differente. Perseguito sempre il livello migliore possibile in tutto ciò in cui sono coinvolto, e ciò mi ha sempre ripagato!

J.M.: Nel creare una migliore interpretazione, trovi che molte delle tue idee vengano dalle tue interazioni durante le prove, oppure molte arrivano quando ti eserciti solo con te stesso?

P.B.: Sono il tipo di attore che non ha particolari sensazioni durante le prove. Ho solamente bisogno di tenere a mente tutte le battute e aspettare per le riprese, quando tutte le mie idee e intenzioni vengono fuori e, naturalmente, le discuto con il regista e l’operatore. È il mio modo di lavorare, non c’è una ragione specifica.

J.M.: Alcune scene specifiche ti hanno aiutato a capire meglio i tuoi personaggi (Milan Drazhic e Samvel Petrosov)?

P.B.: Come ho già detto Milovan Drazhic mi è più famigliare, per quanto riguarda Samvel Petrosov non vi è stata una scena specifica che mi abbia aiutato a capire ma qualcosa d’altro: l’ambientazione a 130 gradi, sembra uno scherzo ma non è così!

J.M.: Qual è stato il primo ruolo che ti ha aiutato a recuperare la tua auto-stima?

P.B.: Proprio nessuno! L’auto-stima mi appartiene. Ogni personaggio che interpreto la possiede come l’ho io nel sangue.

J.M.: Quali sono le cose che preferisci quando interpreti una parte in un film?

P.B.: Chiaramente ce ne sono molte! Difficile scegliere, ma forse la stima del regista e del cast, e il talento dei partner che lavorano con me, meglio se si tratta di attrici attraenti, sono alcune di queste cose.

J.M.: Come affronti il peso delle aspettative che circondano il film?

P.B.: Ci sono vari gradini nella lavorazione di un film. Tutti quelli coinvolti in questo processo sanno come dare il meglio per creare grandi aspettative. Le aspettative dipendono da questo. Naturalmente anch’io do il mio meglio tutto il tempo e per mio conto, ciò va oltre ogni aspettativa.

J.M.: Come ti trovi a lavorare come attore in Russia?

P.B.: Sono cliente dell’agenzia Max Talent di Mosca, la più importante agenzia di Russia per attori. Inoltre tengo a precisare che sono rappresentato dalla più prestigiosa agenzia d’Inghilterra, la Harrispearson Management LTD di Londra.

J.M.: Cosa ne pensi dell’industria cinematografica russa?

P.B.: Penso che è una delle mie preferite! Anche una delle tradizioni più importanti di industria cinematografica. Ci sono fantastici registi e autori di copioni ad esempio, e molti talentuosi e abili attori. Russia per me significa tradizione, cultura e bellezza.

J.M.: Lavorare per Hollywood è più un privilegio che un’emozione?

P.B.: Tutte e due le cose, naturalmente. Penso sia più un privilegio quando cominci, ma quando sei a bordo il livello delle emozioni si fa sempre più alto!

J.M.: Nei prossimi mesi interpreterai Mark, un personaggio principale del nuovo film del regista Swan….

P.B.: Sì, durante l’autunno interpreterò Mark, il ruolo principale del nuovo film di Swan. È un altro carattere forte, molto autoritario, affidabile e impegnativo al tempo stesso. Fondamentalmente scava dentro di sé scoprendo emozioni a cui non avrebbe mai immaginato di arrivare, portando quelli che lo circondano a credere e a provare le stesse cose, come una guida che mostra agli altri il sentiero! Un ruolo davvero impegnativo (che è la mia principale motivazione nell’interpretare un ruolo). Devo anche dire che Swan e Claudia (che hanno lavorato al copione) avevano pensato a me come Mark prima di cominciare a redigere per iscritto la storia! L’ho apprezzato molto! La storia è tutta incentrata su un’avventura mistica all’interno di un viaggio. Cinque amici sono in viaggio alla ricerca di prove di qualcosa di cui hanno sentito parlare, quando all’improvviso la macchina esce di strada su un precipizio. È tutto reale? Sono ancora vivi? Cosa è accaduto e perché? Mark ci darà l’inaspettata risposta.

J.M.: Come hai intrapreso questo ruolo?

P.B.: Come ho detto, mi piacciono i ruoli interessanti che costituiscono anche delle sfide e Mark ne è un altro buon esempio. Inoltre la trama è davvero intensa ed emozionante, altra buona motivazione.

EDUCATIONAL BACKGROUND
John More: Quando e perché hai scelto di diventare un attore?

Pierluigi Bruno: Io ero un calciatore professionista. Durante i primi anni novanta giocavo nella Centese (terza divisione italiana) con ottimi risultati da marcatore. Tutta la mia vita era alla ricerca della serie A italiana! Mi ricordo che poco prima di un incontro ero particolarmente euforico perché un’osservatore dell’Inter era venuto a vedermi (tra l’altro io sono tifoso interista da sempre) e due mesi dopo fui chiamato a un provino al campo di allenamento “Interello” dell’Inter! Era uno spettacolo. Ma come spesso accade nella vita, il fato ci gioca brutti scherzi. Durante due differenti incontri ho avuto lo stesso tipo di incidente che mi ha costretto a stare per lungo tempo lontano dal calcio – una doppia frattura alla gamba, tutte e due sulla caviglia destra – finchè un giorno i dottori mi hanno detto che non avrei più potuto giocare. Dopo un periodo abbastanza lungo, in cui ho avuto l’ultima occasione di tornare a ciò che amavo di più tramite la squadra dello Zenith di S. Pietroburgo (Prima Divisione Russa), senza alcun risultato a causa, ovviamente, delle mie condizioni fisiche, ho tentato di fare altri progetti per il futuro e deciso di dedicarmi e concentrarmi esclusivamente su cose nelle quali riuscivo particolarmente bene, a parte gli sport, come la musica, che ho studiato fin da bambino suonando il pianoforte, e la recitazione. Non avevo però nessun tipo di esperienza professionale! Ho solo seguito il mio istinto, ed eccomi qui.

J.M.: Hai studiato in Italia, USA e Russia; cosa puoi dirmi della tua formazione professionale in queste tre nazioni? Dove esattamente hai praticato il tuo “tirocinio”?

P.B.: Ho frequentato il laboratorio di cinematografia alla scuola di Renato De Maria e Enza Negroni a Bologna. Francamente non ho appreso molto, perché si trattava di una sorta di insegnamenti orali senza possibilità di fare pratica, ma è stata positiva comunque l’esperienza in sé. Al contrario in California a Los Angeles il sogno è diventato realtà! Una grande quantità di film studenteschi per U.C.L.A. e U.S.C. dove ho imparato tutto il possibile e l’impossibile con la pratica di cui avevo bisogno. Poi in Russia, alla facoltà di Fisica di S. Pietroburgo, un’altra fantastica esperienza in una scuola di recitazione; alcuni miei amici mi diedero la possibilità di prendere parte al laboratorio di “Sport e recitazione sullo schermo” tenuto da vari stuntmen professionisti.

J.M.: Pratichi alcune tecniche particolari per migliorare le tue doti recitative?

P.B.: Molti attori preferiscono frequentare corsi di recitazione, laboratori o stage per imparare sempre di più. Io invece guardo tantissimi film per tenere a mente nuovo materiale o per migliorare le mie tecniche.

J.M.: Come capisci di aver raggiunto qualcosa di vero all’interno del tuo ruolo?

P.B.: Quando il regista mi dice che crede in ciò che sto facendo. Fino a quel momento hai da dare il meglio, tu sai cosa intendo!

J.M.: Di cosa ha bisogno un attore per essere preparato a lavorare professionalmente in questo campo?

P.B.: Penso che gli attori debbano tenere a mente quattro regole di base per essere pronti a lavorare professionalmente, che sono: talento, pazienza, fortuna e auto-stima. Ma un attore a parte tutto ha bisogno di studiare e crederci, oltre a fare un sacco di sacrifici. Facile a dirsi, molto più difficile e impegnativo a farsi!

J.M.: Quando un film è allo stadio del “casting”, quale materiale consiglieresti agli attori di mandare a chi di dovere?

P.B.: Sicuramente un ritratto fotografico e il curriculum, e se possibile una copia su bobina di un demo. Una buona idea sarebbe anche di invitarli a farli vedere lavorare!

J.M.: Quante lingue parli?

P.B.: Inglese, russo e italiano come “lingue madri”. Ho studiato tedesco a scuola e sono capace di lavorare in spagnolo, francese, armeno e arabo (le ultime due imparate nella fantastica esperienza di “Bayazet”).

J.M.: Quanto pensi siano importanti le lingue nel mondo dello spettacolo e in generale nella vita, e perché?

P.B.: Le lingue sono molto importanti in ogni campo possibile. Soprattutto nel nostro campo di lavoro, dove la semplice comunicazione con persone di altre nazionalità è un dovere, se non conosci almeno un’altra lingua oltre alla tua sei fuori dalla società di oggi, questa è l’amara verità!

J.M.: Cosa consiglieresti ad un giovane studente ai primi approcci con la recitazione?

P.B.: Consiglierei di prendere questa professione seriamente come le altre, di nuovo di studiare molto e di sviluppare ogni tipo di abilità, di avere fiducia in te stesso e di perseguire ciò che ami di più.

PRIVATAMENTE
John More: Hai scritto un nuovo copione per un film…

Pierluigi Bruno: In realtà l’ho scritto quasi sei anni fa. In tutto questo tempo l’ho spedito solo a un festival italiano di sceneggiature per cortometraggi, arrivando dritto alla finale al mio primo tentativo (in competizione c’erano più di 300 sceneggiature). Questo grande risultato mi ha fatto sentire in grado anche come autore, e giusto un paio di settimane fa ho finito di aggiornare la storia prima di creare la stesura del finale. Adesso sono nella fase di farla conoscere ai produttori. Si tratta di un dramma sportivo, psicologico, che riflette le debolezze e le ambizioni umane parallelamente al mondo dello sport e con una denuncia alla società contemporanea.

J.M.: Da dove è venuta l’idea per questa nuova sceneggiatura?

P.B.: Dalla mia precedente professione di calciatore, e perciò dalla mia esperienza del tema di cui ho scelto di parlare.

J.M.: Qualcosa che vorresti cambiare nell’industria dello spettacolo?

P.B.: Non mi occupo di politica, ma le cose devono assolutamente cambiare! A cominciare dall’Italia che ha enormi problemi in materia!

J.M.: Al momento la Russia sta attraversando una difficile crisi economica e sfortunatamente ho visto con i miei occhi quanti russi stanno soffrendo, ed è molto triste! Cosa ne pensi di questa spiacevole situazione?

P.B.: Come ho detto, non mi occupo di politica, ma chiaramente le cose non possono continuare in questo modo! Le persone soffrono troppo in Russia senza meritarselo (e sulla terra ci sono posti anche peggiori). Personalmente spero che il Presidente Vladimir Putin migliorerà questa triste situazione.

J.M.: Secondo te cosa possono fare l’Europa e gli USA per aiutare la Russia?

P.B.: Essere uniti e dimenticare gli interessi personali, in caso eventualmente ce ne siano.

J.M.: Qual è il tuo piatto russo preferito?

P.B.: Amo molte cose russe naturalmente, ma il piatto russo che amo di più è la “zuppa di pesce”.

J.M.: Hai giocato a calcio nella serie C italiana – trovi ancora tempo per giocare?

P.B.: Come sai sono un fan dell’Inter da quando ho la memoria per cui il calcio per me è tutto. Sfortunatamente non ho più abbastanza tempo per giocare come vorrei, e ne soffro! Per fortuna c’è la televisione che un pò aiuta, ma c’è una bella differenza! Ad ogni modo quando posso sono sul campo.

J.M.: Cosa altro puoi dirmi dei tuoi interessi e hobbies?

P.B.: Beh, non ho molti hobbies. Quello che mi piace fare, o in cui sono bravo, è strettamente collegato alla mia professione. Mi piace suonare e ascoltare la musica. Ho realizzato la colonna sonora del primo film a cui ho lavorato come attore, ad esempio. Amo anche giocare a biliardo o ballare e cose del genere. Ma questi, più che hobbies, mi suonano come abilità!

J.M.: Quali sono i tuoi progetti futuri?

P.B.: Parlando professionalmente farò del mio meglio per realizzare il sogno di ogni attore: vincere il premio Oscar come miglior attore! Naturalmente vorrei aggiungere che comunque mi considero fortunato per il fatto di poter camminare, respirare, pensare e lavorare! Pertanto, il mio personale obbiettivo futuro sarà di continuare a considerarmi una persona molto fortunata.


Intervista esclusiva di John More
John More International Acting Studios – Working Professional
www.JMIAS.com






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