Marco Tiberi, giovane sceneggiatore televisivo, che ha prestato la sua
penna alla soap "Vivere", alla fiction "Don Matteo" e
a diversi altri progetti cinematografici, racconta come nasce una soap
e come si diventa sceneggiatore per la tv.
In cosa consiste il lavoro di uno sceneggiatore di Soap?
Poiché come abbiamo detto la soap va in onda tutti i giorni,
il flusso di scrittura è organizzato come in una catena di montaggio
(gli sceneggiatori si definiscono scherzosamente "soap-operai"),
in questo modo:
Lo staff
di solito comprende: 2 Head Writer, 4 Story Liner, 3 Script Editor
e una serie di Dialoghisti.
Dall'inizio della stesura delle
cinque puntate di una settimana (in gergo "Blocco") alla
consegna del lavoro alla troupe per le riprese passano 4 settimane
organizzate così:
Settimana
1: dal lunedì al mercoledì, 1 HW e 2 SL fanno
un brainstorming riempiendo le caselle di uno schema composto da circa
15 scene da dividersi in 3 vicende per ogni puntata. Il giovedì e
venerdì uno dei due SL presenti al brainstorming butta giù una
sinossi.
Settimana
2: mentre il secondo gruppo di HW e SL si mette sul brainstorming
del secondo blocco di
puntate, l'altro SL del primo gruppo trasforma
la sinossi in un "trattamento", ossia nella storia dettagliata
senza dialoghi.
Settimana
3: Il trattamento del primo "blocco" passa nelle
mani dei dialoghisti che aggiungono, ovviamente, i dialoghi.
Settimana 4: Gli Script Editor rivedono il lavoro completo e lo consegnano
alla troupe per le riprese.
Circa tre mesi dopo l'inizio del primo brainstorming la soap inizia
ad andare in onda. Questo significa che la puntata di Natale la si
scrive a settembre, utilizzando un calendario parallelo creato ad hoc
per gli sceneggiatori di soap.
Come ti sei avvicinato a questo mestiere?
Scrivendo
la tesi di laurea sulla scrittura per la tv ho avuto modo di intervistare
i maggiori
sceneggiatori tv italiani, tra loro c'era
l'Head Writer di "Vivere" che mi ha invitato a partecipare
a un test per dialoghisti per quella soap. Ho passato il test e nel
1999 sono entrato a far parte della "catena di montaggio",
diventando poi Story Liner e quindi Script Editor, nel 2001.
E poi cosa hai fatto?
Ho lavorato
ad alcune fiction, a "Don Matteo", ad alcuni
progetti cinematografici e ora mi sto apprestando a scrivere per una
nuova fiction della Rai di cui però non posso dire nulla.
Nella tua esperienza, trovi che scrivere per la tv sia diverso da scrivere
per il cinema?
In teoria
non dovrebbero esserci differenze, si tratta sempre di scrivere
in fondo, ma nella
pratica qualche differenza c'è. Innanzitutto
scrivere un film vuol dire raccontare una storia per intero, dall'inizio
alla fine, mentre gli autori televisivi fanno parte di un team in cui
ognuno fa la sua parte e lavora a un pezzetto della storia. Oltre a
ciò, i prodotti televisivi sono più soggetti alle leggi
di mercato e alle pressioni dei funzionari di rete, mentre almeno in
teoria uno sceneggiatore cinematografico dovrebbe essere piùlibero
di esprimersi. In Italia in questo momento, però, non ci sono
quasi sceneggiatori che si dedichino esclusivamente alla scrittura
per il cinema.
L'Italia aveva una grande tradizione di sceneggiatori del cinema, che
fine ha fatto?
La figura dello sceneggiatore si era persa a partire dalla fine degli
anni settanta, sostituita progressivamente ma inesorabilmente dalla
figura del regista-autore che il film lo scriveva e lo realizzava.
Paradossalmente la figura dell'autore, inteso come scrittore, sta
rinascendo proprio grazie alla fiction televisiva.
Il cinema
italiano attuale infatti deve molto al linguaggio creato dalle
fiction televisive,
forse anche troppo. Molti film italiani recenti,
anche di successo, più che racconti cinematografici sembrano
le migliori fiction possibili.
Un autore
in tv ha possibilità di
esprimersi al meglio?
Insomma. Come ho detto prima le regole della scrittura televisiva
devono sottostare alle pressioni dei funzionari e della burocrazia.
Che spesso ragionano secondo logiche non narrative.
La tv ha
comunque avuto il merito di aver rigenerato una categoria di professionisti
che
era in via di estinzione. Vedremo cosa succederà in
futuro.
Cosa consiglieresti ad un giovane che volesse avvicinarsi alla tua
professione?
Innanzitutto
di desistere! ;-) Il boom delle fiction e delle soap italiane ha
prodotto una quantità esagerata di aspiranti sceneggiatori,
e quindi la lotta si è fatta più aspra. Chi fosse veramente
motivato e pronto ai sacrifici (o meglio molto ricco di famiglia),
però, potrebbe muoversi seguendo tre vie: iscriversi ai corsi
per sceneggiatori tv tenuti da Rai e Mediaset, oppure partecipare ai
test che periodicamente fanno le varie soap italiane o, infine, tartassare
assiduamente uno sceneggiatore esperto finché questi non ceda
e decida di incontrarvi e, magari, darvi una chance.
Certo,
se si conosce qualcuno che già lavora nell'ambiente
o se si ha uno zio produttore in Rai o Mediaset è tutto più facile
;-)
Quello
che consiglio è comunque di tentare di iniziare da una
soap. Entrare a far parte dell'ingranaggio è estremamente formativo,
e soprattutto dà la grande e unica opportunità di raccontare
storie di tutti i tipi. Mettendo da parte per un po' le velleità artistiche
si ha la possibilità di imparare a scrivere in fretta e decorosamente,
ottenendo una buona formazione professionale.
Consiglieresti di leggere sceneggiature e vedere molti film e telefilm?
Certo,
anche. Ma la cosa veramente importante è avere voglia
di raccontare (più che di raccontarsi) e di raccontare storie
per gli altri. Se si sente questa voglia e si ha questo stimolo si è già a
buon punto, sennò è meglio lasciar perdere.
Per finire, che aspettative ha un giovane sceneggiatore?
Bisogna
tenere presente che questo lavoro è soggetto agli andamenti
del mercato. Nell'ultimo anno e mezzo per esempio c'è stato
un blocco della produzione e può capitare di trovarsi per lunghi
periodi senza entrate. Essendo quindi lo sceneggiatore fondamentalmente
un precario, come ho detto prima, se è ricco di famiglia è meglio.
Justine Bellavita
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